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SARDEGNA E L'USANZA CAMPESTRE
Terra di pure
bellezze incontaminate.
Spiaggia bianca
con acqua cristallina di Coda Cavallo, con all'orizzonte l'immagine fissa
dell'isola di Tavolara.
Acque smeraldine
profonde solo 70 cm con numerosi pesci e pesciolini di svariati tipi e colori,
guizzanti come i pesci che sfrecciavano fra le gambe sfiorandole e
toccandole dandomi un sussulto.
Mare e terra non
contaminati, dalla sua polvere sono emersi uomini di bell'aspetto, nerboruti, e
schietti, fra di loro ci fu R. un grande
lavoratore, piastrellista di grande talento e precisione, posava pavimenti a 45
gradi, distanziati con una linea perfetta anche a 50 metri e più.
Ex ballerino di boogie woogie con sua moglie, il suo hobby era
lo spiedo sardo, fare un accumulo di brace e vicino impiantare lo spiedo con su
infilzato il maialetto o pecora e poi farlo roteare fino alla sua completa cottura.
Mi ricordo diversi
episodi, ve ne menziono almeno 2.
Il primo fu in un
vecchio maniero nella zona di Vesime, con terrapieno panoramico, di proprietà
di una cara amica T. vedova ma molto ospitale, che preparò un lungo tavolo
sotto il porticato in legno, il porticato, era tutto incorniciato di Buganvillee fiorite, col prato e alberi da frutto sul
davanti, un luogo romantico e di pace.
L'ospite d'onore era Franco e sua moglie, in
visita, io procuravo la legna e R. faceva tutto il resto.
Un pranzo veramente squisito, con antipasti
preparati a regola d'arte dalle mogli e da T. il tutto innaffiato dal Cannonau,
un robusto vino sardo di qualità.
Famiglie al completo coi figli che correvano
nel prato, con le loro risate che si mischiavano al canto degli uccelli, e al
placido discorso degli adulti.
Ricordi bellissimi condivisi con amici a cui
sono molto affezionato.
Il secondo episodio dello spiedo sardo che
voglio menzionare, fatto nei pressi del Todocco, in compagnia di circa 50
amici, luogo religioso con il santuario dedicato alle 'figlie della Madre di
Gesù' [un titolo che è un mezzo enigma], meta e traguardo di pellegrinaggi a
piedi da Cortemilia o da Dego.
La festa non fu priva di intoppi, ci furono
alcuni imprevisti, i partecipanti furono molto più numerosi del primo, ambiente
meno propizio e ristretto, e leggermente confusionario, tanto che il porcello
(il maialetto) che si presentava con una vista così accattivante, rosolato come
una melagrana matura, ci invogliò a fare un prematuro assaggio con un lauto
boccone fumante.
Dopo un primo crok crok, ci fu una delusione
totale, l'assaggio era al gusto di caramella.
Nel parapiglia anziché prendere il barattolo
del sale fu preso quello uguale dello zucchero.
Tutti provarono l'assaggio, quanta delusione,
la festa era a rischio.
Provammo ad assaggiare il resto, il galletto,
il cappone, lo stesso gusto di caramello, ohibò che gustaccio, si salvarono
l'anatra, e il pollo, e il coniglio, perché messi per ultimi e non ancora
salati, anzi zuccherati.
Va da se che questi ultimi, una volta seduti a
tavola e dopo che uno per tutti, ha ringraziato Dio della bellissima compagnia
e giornata, finirono in fretta, rimanevano tante verdure, che come dice la
volpe dell'uva è posta in alto, e le verdure fanno tanto bene.
Tuttavia la festa fu molto gioiosa, avevamo un
argomento in più su cui scherzare e ironizzare.
Come nel primo episodio, il regista dello
spiedo era sempre R. ma non
fu lui il responsabile del caramello, ma fu una manina anonima, meno male che
non si seppe, altrimenti sarebbe stato preso a bersaglio.
Io so che non sono stato io.
Tutti questi ricordi, mi sono saliti alla mente
perché la settimana scorsa durante una visita a un conoscente, nel loro cortile
in comune, c'erano un paio di famiglie romene che stavano facendo proprio lo
spiedo sardo, con un bel maialino che dal solo profumo si capiva che era già mezzo cotto, segno che l'usanza ha
sconfinato.
Uno degli uomini ha menzionato, la birra
ichnusa, allora feci anch'io la battuta sul (filo 'e ferru), [cioè una
bottiglia di grappa legata con un filo di ferro e sotterrata con la sola
fuoriuscita del filo, pratica usata in un tempo di proibizionismo del governo
sabaudo del 1874, e utilizzata dai furbi isolani per poter distillare in
sicurezza il loro buon vino].
Lo scambio di battute ha fatto brillare i loro occhi,
ora esprimevano il desiderio e l'aspettativa di una gustosa mangiata con gli
amici.
Agli inviti di R. e di sua moglie ci si andava tutti
sempre con molto piacere.
Tuttavia il ricordo migliore che ho di Lui, è
la sua mitezza, la sua fede, la sua operosità e disponibilità al volontariato,
se c'erano pavimenti da fare per un'opera in comune lui c'era.
Fu sempre apprezzato da tutti con parole di
affetto.
Gesù disse: “Io sono la risurrezione e la vita.
Chi esercita fede in me, anche se muore, tornerà a vivere; ....... Tu ci
credi?”
R. ci credeva, se ci sarò anch'io, ci rivedremo.

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