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martedì 18 febbraio 2020

PICCOLI TRAUMI

Vigna con le canne

LA CANNA ROTTA

Coltello impugnato stretto nella mano destra, la sinistra che stringe con forza una canna secca di sostegno ad una vite, nel periodo primaverile in cui le gemme mettono le foglie e si allungano rapidamente.
Io di 4 o 5 anni, cocciuto nel voler tagliare la canna secca col coltello con punta arrotondata e del tutto arrugginito, che in modo ingenuo, e con tutto il mio peso a far pressione sulla canna, per tagliarla.
Quando all'improvviso la canna si ruppe, proprio come accade ai fondi di bottiglia quando si infrangono e rimane tutto l'orlo con delle punte acuminate, lunghe e sottili, così si è rotta la canna.
Essendo il corpo, in particolare la testa, con tutta la spinta del peso posizionata sopra la canna si abbassò con violenza proprio sopra la canna.
L'urlo fu rimbombante nella piccola e stretta vallata, ricordo, (e non immagino) che gli uccelli che erano tutto attorno sui vari alberi presero il volo all'unisono, ricordo l'arrivo di corsa dei miei, e poi il buio.
Nell'impatto la canna penetrò nella  mia testa, al centro degli occhi, all'incrocio delle due arcate sopracciliari, appena sopra il naso.
Ricordo poi due giorni dopo ormai con l'infezione, il bordo della ferita viola e purulento, io assopito nel letto, e due grosse dita che mi schiacciavano con forza la ferita, altro urlo alla Fantozzi, e la voce di mia madre che mi consolava dicendomi: "ho finito, ho finito, ecco qui la canna, è passata, ora calmati".
Guardai e fra le sue dita c'era una punta di  1 cm e mezzo.
Annebbiato dal dolore, dicevo "perché, perché, non è giusto così a tradimento?"
Pensavo anche che era il sistema più spicciolo e fattibile, perché da cosciente non mi sarei mai lasciato toccare, e poi oltre 65 anni fa non c'erano i mezzi di oggi e la comodità dell'anestesia.
Guarii in pochi giorni.
Mi è rimasta comunque la cicatrice che ogni volta che mi guardo allo specchio con attenzione, mi ricorda quell'episodio.
Se guardate attentamente la mia foto del profilo si vede sul frontale ancora una rimanenza di cicatrice.
Morale? Cosa si può imparare da questa esperienza?
Molte cose, la prima sui tipi di giocattoli che si danno ai bambini, la seconda sui giochi stessi che si permettono ai bambini di fare, la terza è sulla qualità della sorveglianza, quarto la medicazione appropriata, quinto l'arte di arrangiarsi è sempre utile, e in più tutte quelle che avete pensato voi.
Devo dire tuttavia che anche se la fortuna non c'entra, comunque mi è andata bene, ho sempre avuto i miei due occhi.

Ora devio un po dal racconto, perché sta' succedendo proprio ora.
Sono le 7 esatte, sono in cucina e proprio ora sto sentendo il possente canto del gallo che proviene dalla collina di fronte che col suo ripetuto chicchirichì annuncia il buon giorno e canta alla vita.
[Questa deviazione, è comprensibile solo per chi avesse letto la storia 'IL GALLO' dove avevo presupposto che avrebbe fatto un ottimo brodo nelle feste di capodanno, tuttavia sentendolo, dico che il suo canto è uguale a quello di Natale, ed è ancora vivo, mi ha fatto piacere sentirlo], e lo scrivo per non dimenticare l'episodio.

Ritorno all'episodio dell'imprevisto della canna rotta mi viene in mente il versetto che dice:
"Un’altra cosa ho visto sotto il sole: non sempre i veloci vincono la corsa o i forti vincono la battaglia, non sempre i saggi hanno cibo o gli intelligenti hanno ricchezze, e non sempre quelli che hanno conoscenza hanno successo, perché il tempo e l’avvenimento imprevisto capitano a tutti" Ecclesiaste 9:11
La mia viene definita fortuna, ma è solo un imprevisto.

En   di Ab


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