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martedì 18 febbraio 2020

LE LANGHE E I LANGHETTI

Bossolasco
Una gemma al dito di una
collina 


LE VERE LANGHE



Perché le vere Langhe?


Ieri 11.10.2019, su Rai tre durante la trasmissione di GEO ho visto un documentario sulle Langhe con immagini di angoli di territorio, inquadrature poetiche, con una luce e colori caldi, ma con una descrizione e racconti obsoleti.

Con personaggi, non voglio dire sempliciotti, ma di un'esigua minoranza. 

La speaker con la sua voce volutamente malinconica, trasmetteva una velata nota di tristezza mentre descriveva situazioni retrò.

Le Langhe ora sono diverse:


LE DUE LANGHE


Alta Langa

Dorsali ricoperte di boschi, con radure per il pascolo delle pecore, e noccioleti.

Tranne alcuni paesini più belli e più conosciuti, il resto si è spopolato nella desolazione, classificata anche come zona depressa.

La mentalità  del pastore di Langa, è diversa dai altri pastori di altre zone, ora questi si contano sulle dita.

Il pastore di Langa parte con l'obbiettivo di vendere il pecorino di alta Langa detto 'tuma', comincia col costruirsi un piccolo laboratorio autonomo, ma per fare il formaggio gli necessita del latte di pecora, che obbligatoriamente deve avere, fa dunque il pastore forzato, ma formaggiaio per scelta.


Bassa Langa

Nelle vallate i noccioleti sono pochi, perché la maggior parte del terreno è intensamente occupato da vigne, lavorate con linee perfette, con la cura del geometra.

Nella nuova generazione di vignaioli sono quasi tutti enologhi con una grande competenza, forgiati grazie alla concorrenza serrata con la quale si confrontano.


Desidero chiarire anche le varianti di 'langhetto' e 'langarolo''

Langhetto è nella lingua locale, rende meglio l'idea del personaggio.

Langarolo è nella lingua italiana.

Io li uso entrambi, ma preferisco langhetto, perché non solo sono un langhetto, ma mi trasmette l'idea dell'uomo alto asciutto nerboruto taciturno (fuinoü=furbo) con un Q.I. alto.


Questi langhetti utilizzano consapevolmente il potenziale di queste terre frutto dei tempi di lungo riposo, che dopo lo sboscamento di foreste millenarie, sprigionano i loro aromi, specialmente i loro profumi con l'invecchiamento dei prodotti, dove al n° 1 c'è il tartufo bianco, imbattibile, e al secondo posto come profumi c'è il vino invecchiato.


Il langhetto

Un tempo chiamato 'polentao', soprannome scanzonato, ma in parte calzante come un guanto, per 2 motivi:

Primo, nella povertà  del dopoguerra erano affamati, il pane era un lusso, così durante i pasti c'era la polenta, e ancora polenta.

Secondo, 'polentao' significava anche 'un polentino' col significato di 'un pò lentino'.

Cioè 'lento, nei movimenti, nelle reazioni, nella parola con la sintassi sgraziata, voce coi toni bassi, diverso dal parlare squillante del sud.


Tutto vero, la spiegazione é che il langhetto di norma, è un lavoratore solitario, ma molto specializzato.

Nella sua giornata lavorativa la media delle ore sono dalle 12 alle 14, così alla sera con la famiglia è  troppo stanco per conversare, si limita ad usare i monosillabi per esporre il programma del giorno dopo.


Tuttavia il langhetto moderno, è lungimirante.

Ecco le prove:

Nella sua azienda deve pensare, a fare gli impiantamenti ben fatti, costano parecchio e devono fruttare al più presto, pensare alla loro manutenzione, alla cura e ai trattamenti giusti per proteggere il raccolto.

Inoltre è continuamente in ansia per le condizioni atmosferiche, se gradina o arriva una tromba d'aria perde il raccolto.

Di norma queste calamita avvengono in zone ristrette, ma se sotto c'è proprio la sua vigna, allora perde il futuro raccolto.


E se tutto va bene deve poi offrire il suo prodotto ad un compratore, al tempo giusto e al miglior prezzo.

Per non contare le telefonate del commercialista che come una martellata per ogni chiamata gli rammemora le date delle rate da pagare, non solo delle varie tasse, ma anche quelle dei macchinari.


Un'azienda per essere redditizia deve avere un'estensione di terreno che permette di impiegare e sfruttare una serie di macchinari che costano tra i 100 e i 200 mila € (trattore a ruota, trattore a cingolo, motocoltivatore, atomizzatore, fresa, trincia, cimatrice, e molti altri macchinari indispensabili).


Il langhetto per gestire la sua azienda, deve avere un'entrata consistente, i macchinari, una volta comprati, necessitano di manutenzione, e una volta usurati, vanno sostituiti, e diversi di questi diventano obsoleti e inutilizzati anche se sono ancora perfettamente funzionanti.

Tutta questa gestione, richiede capacità, istruzione, con una gestione equilibrata e programmata di grado elevato.

Se poi oltre alle vigne, aggiunge anche la cantina, sono necessarie altre capacità e competenze, e sono molti oggi che lo fanno, perché i titolari sono enologhi competenti, capaci.

Spalleggiati dai genitori con robusti conti in banca, perché la famiglia  del langhetto è come l'albero di nocciola dove i fusti partono tutti dallo stesso ceppo, con 6 o 7 fusti produttivi, se uno secca c'è n'è subito un altro che lo sostituisce, (dove il ceppo è rappresentato dai vecchi, e i fusti sono i giovani).


Con la cantina, il lavoro si triplica, perché deve vendere il vino in bottiglia, ed è un lavoro doppio al dettaglio. 

Questo è oggi il langhetto, un gran lavoratore taciturno, proprietario di una tenuta consistente, contadino, artigiano, commerciante, un efficace e sveglio Manager.

Non è per nulla strano se vive in una grande e bella villa, e nel cortile ci sono 4 macchine di cui una è un’alfa nuova di grossa cilindrata.


Anche se ancora un po' (polentao) perché ancora lento di bocca, (anche se non tutti) tuttavia il langhetto fa della bassa Langa una zona produttiva, di qualità e tranquillità .

Da ricordare che nelle langhe esiste una zona limitata che è una miniera d'oro, denominata Barolo e Barbaresco coi dintorni, conosciuta e valorizzata nella storia, già ai tempi dei re Savoia e dello statista Cavour.

Il vini denominati 'Barolo con il suo fratello Barbaresco' sono conosciuti in tutto il mondo, è apprezzati, ricercati, e vanno sorseggiati e non bevuti, per captare la loro bontà.


Il langhetto, nelle occasioni principali, con soddisfazione si rallegra con la sua famiglia e con gli amici, condividendo con loro il vitello tonnato, i taraijn al tartufo, con la selvaggina al civet, oppure la tagliata di fassona (femmina) più  succosa e tenera della fiorentina, col bunet alla nocciola e col suo buon vino invecchiato, e per finire con la grappa barricata.


Questo sono oggi le Langhe e la maggioranza dei suoi langhetti, l'allegria ne è il sugo.


Con tutto questo ben di Dio, la lode va proprio a Lui il Creatore delle materie prime:
“Tu sei degno, Geova, nostro Dio, di ricevere la gloria, l’onore e la potenza, perché tu hai creato tutte le cose, e per tua volontà esse esistono e sono state create!” Rivelazione 4:11

Cose di gusto che potrebbero avere tutti, eliminando le armi, l'inquinamento, gli sprechi, la poltrona del potere, e le guerre.


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